ANNO 2018

MATER ADMIRABILIS

 

omaggio

alla memoria delle socie fondatrici della

 

Conferenza San Vincenzo de Paoli

 

che in questa nostra Città

con amore materno hanno profuso il balsamo della Carità

servendo Cristo nei fratelli più poveri

ricordandoci che  ad una terra che si raffredda

 perché povera d’amore

il cuore dei cristiani deve ridare calore vitale.

 

Sarà benedetto chi ha cura del povero (sal 111)

 

Vibo Valentia, Festa di Maria SS. del  Rosario, 7  ottobre 2017

                                        
                                              Il Priore                                                                                               Il Rettore

                               Dr. Francesco Colelli                                                                     Mons. Filippo Ramondino 

  

 

 

Ispirato dalla grande testimonianza di carità di San Vincenzo de Paoli, sacerdote francese (1581-1660), il giornalista Federico Ozanam (1813-1853), beatificato nel 1997, fondò, ancora ventenne, a Parigi, le Conferenze di San Vincenzo, nelle quali, in modo particolare, i giovani si impegnavano a visitare e soccorrere i poveri a domicilio, assistere gli ammalati, gli ex carcerati, soccorrere i vecchi abbandonati. L’opera fu riconosciuta dalla Santa Sede nel 1845. E’ oggi diffusa in tante nazioni, con migliaia di volontari fedeli allo spirito voluto dal fondatore che desiderava  una istituzione “cattolica, ma laica; povera, ma carica di poveri da sollevare; umile, ma numerosa”. Lo scopo non si riduce ad un fatto assistenziale ma, pur rispondendo alle esigenze immediate delle persone più sfortunate, mira a capire, studiare e combattere le cause delle varie forme di povertà.

 

     In Italia conta circa 13.000 soci ed è attiva in tutte le regioni. A Vibo la Conferenza, detta un tempo delle “Dame di San Vincenzo”,  è presente e opera dal 1925, promossa dal primo parroco salesiano don Giovanni Mellano,  con sede presso la parrocchia di S. Maria del Soccorso. Si è distinta, specialmente nei periodi di grave difficoltà socio-economica, per l’aiuto concreto ad ammalati, disagiati, disoccupati, creando reti di carità e sensibilizzando le classi più abbienti a favore dei più bisognosi. I membri della conferenza, ieri come oggi,  si autotassano, in tal modo soccorrono con viveri di prima  necessità; gestiscono il “Guardaroba magico”; assistono con l’adozione a distanza due bambini del Congo; organizzano, anche in collaborazione con altri gruppi,  attività il cui ricavato è a scopo di beneficenza. Attualmente sono accudite annualmente 90 famiglie.  Sorgente e forza di tutta l’opera è la preghiera, personale e comunitaria. L’azione parte dalla contemplazione di Colui che, pur essendo ricco, si è fatto povero per noi, Gesù Cristo presente nel mistero eucaristico.  

 

     Generazioni di donne vibonesi, a iniziare dalle socie fondatrici, signore Buccarelli, de Francesco, Neri, D’Amico, Pisani, Fanile,  in silenzio e ammirevole discrezione, hanno dato testimonianza di servizio umile, deciso, silenzioso, costante, nascosto, esprimendo così quel cuore di cui il corpo sociale ha sempre bisogno.  Quando gli stessi sentimenti materni, umanamente i più alti, veri, desiderati fino alla morte, escono dai confini domestici, dilatano gli spazi della carità, facendo nostro il figlio dell’altro, il fratello dell’altro, la sorella dell’altro. Si vive così il Vangelo: non salviamo i poveri, ci salviamo con i poveri, chiunque essi siano.

 

     San Giovanni Paolo II, all’inizio del nuovo millennio,  scriveva  che  «è l’ora di una nuova “fantasia della carità” che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione» (NMI, 50). Benedetto XVI, considerando la crisi del nostro tempo,  parla di «una crisi culturale e spirituale, altrettanto seria di quella economica», e aggiunge, «sarebbe illusorio - questo vorrei sottolinearlo - pensare di contrastare l’una, ignorando l’altra» (Discorso alla CEI, 27.5.2010). “Con il dono della carità dentro la storia”,  ci ricorda frequentemente oggi papa Francesco,  non per i poveri, ma con i poveri, diventiamo soggetto sociale che umanizza la terra, motore vero della politica, anima della morale, inveramento della cultura, sacramento della presenza di Dio.

 

     Come comunità cristiana vibonese, come concittadini, vogliamo essere grati alle Signore della Conferenza di San  Vincenzo perché questo loro apostolato fatto con amore e per amore, perseverando ora da più generazioni,  contribuisce, stimola, richiama quella conversione evangelica a cui siamo ogni giorno chiamati. Ha scritto Papa Francesco: «La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (EG, 195). 

 

 

 

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