L'Altare

<<Il pregevole altare maggiore barocco in marmi policromi della chiesa confraternale del Rosario è stato edificato dai padri francescani conventuali che qui officiarono fino al 1783, al centro  del paliotto c'è infatti  l'immagine di S. Francesco d'Assisi orante, Agli inizi del XX secolo  fu costruito il retabulum in muratura con delicati stucchi e decorazioni, e, al centro, la nicchia per la statua della titolare: la Vergine del S.Rosario. Ai lati del frontone ci sono due belle figure in gesso e stucco bianco, due statue a tutto tondo: una rappresenta la fede, stringendo nelle mani una grande croce, simbolo appunto di questa prima virtù teologale, la croce abbracciata da Cristo è la testimonianza più fedele della verità di Dio; l'altra figura presenta una àncora, simbolo della speranza, che,  sicura, salda, assicura la salvezza alla nostra fragile barca nel mare della vita.  Ma dove è rappresentata la carità? Apparentemente non c'è alcuna figura! Gli occhi vanno però subito ai due angeli adoranti (copie ingrandite degli Angeli del Fanzago, preziose opere in  bronzo dorato, custodite nel museo del duomo), posti sugli archetti laterali all'altare, delle stesse dimensioni e stile delle due figure di sopra. Cosa indicano? Dove guardano?  Mostrano il sacramento dell'amore, adorano l'Amore, il Verbo incarnato, Dio che è carità, che si è fatto pane di vita, pane spezzato e condiviso, presenza viva e reale nel santo Tabernacolo, dimora di spazi infiniti, porta del paradiso: <<chi sta nell'amore  dimora in Dio e Dio dimora in lui>> (1Gv 4,16). Con la divina eucaristia, Gesù <<viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi>> (Benedetto XVI). Se gli angeli ci mostrano il Tabernacolo vuol dire che l'azione nasce dalla contemplazione, che la carità sociale nasce dalla carità teologale, che ogni fiume che lava, purifica, disseta ha la sua sorgente. Ecco: Gesù, il SS. Sacramento dell'Altare! La fede, sostanza di cose sperate,  ci conduce alla carità, e la carità rende credibile la nostra fede>>.


(Da un articolo di Don Filippo Ramondino)


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